

Come già accennato, di Ninja Bugeicho non esiste solo la versione cartacea: la storia è stata impressa su pellicola cinematografica negli anni '70, ad opera di Nagisa Oshima, che firmò così uno dei film più sperimentali di cui si abbia memoria.
Molti registi e produttori, visto il successo dell'opera di Shirato, avevano pensato ad una sua trasposizione cinematografica. Era un progetto allettante, ma alla fine tutti vi rinunciavano.
Motivo? Le difficoltà tecniche per la sua realizzazione erano troppo grandi. Ad esempio, era estremamente complicato al tempo (siamo negli anni '60) gestire gli scenari vastissimi che il manga richiedeva, o riprodurre i movimenti dei ninja o degli animali che dovevano partecipare all'azione.
L'unico che decise di andare a fondo in questa impresa e che effettivamente realizzò il film di Ninja Bugeicho fu - appunto - Nagisa Oshima. Oshima è stato un regista che ha fatto dello sperimentalismo la sua parola d'ordine: in particolare, una delle cose che rimproverava al cinema giapponese degli anni '60 era proprio quella di essersi tutto sommato cristallizzato, di aver perso lo slancio e il coraggio verso la sperimentazione, verso il nuovo. Ninja Bugeicho era una sfida che sarebbe stata vinta solo muovendosi in direzione di strade alternative, per questo Oshima decise di accettarla. E del resto, quale migliore storia per un regista dallo spirito rivoluzionario se non una che parlava appunto di rivoluzioni?
La soluzione che adottò Oshima fu tanto semplice all'apparenza quanto complessa nella sua realizzazione: davanti alle difficoltà elencate qua sopra, il regista scartò l'idea di usare attori veri in carne ed ossa. Ma non scelse nemmeno l'alternativa animare la storia.
Ninja Bugeicho diventa, quindi, un "anime immobile": l'illusione dell'animazione è data solo dal movimento della telecamera, che inquadra le tavole originali in bianco e nero di Shirato. Gli attori sono linee su carta, dotate di voce grazie ai doppiatori.
Ecco come lo stesso Oshima presenta la sua pellicola:
«Questo film esemplifica l’idea avventurosa che ogni tipo di materiale può essere portato sullo schermo. Eisenshtein una volta progettò di fare un film de Il Capitale. Non sto cercando di paragonarmi a quel grande regista. Ma d’altro canto, non sto certamente cercando di nascondere il mio desiderio di seguire le orme del maestro. Portare “ogni tipo di materiale” sullo schermo significa filmare ciò che la gente in genere considera difficile – se non impossibile – filmare. […]
Io, ad ogni modo, ho proceduto dove altri hanno abbandonato e ora considero un onore di essere stato in grado di portare Ninja Bugeicho sullo schermo, come un “artista avventuriero”. [...] Con il mio sperimentale Yunbogi no Nikki, che feci nel 1966, scoprii come filmare i disegni originali di Sampei Shirato incorporando insieme vari montaggi fotografici. Non era difficile per me creare questa tecnica. E ora il fatto di aver scoperto e portato a realizzazione queste tecnica mi riempie il cuore con quel tipo di piacere che solo uno che ama sperimentare può apprezzare.
E’ importante capire che è solo con la combinazione di uno spirito avventuroso e una volontà di sperimentare che si possono mantenere alti gli standard e grandi i temi. I film di oggi sono frenati da molte restrizioni comunemente attribuibili al senso comune. Il senso comune dei produttori, dei critici, del pubblico, dei gruppi culturali ed educativi, il senso comune della comunicazione di massa in generale ecco ciò che intrappola i film in una struttura. E naturalmente i temi trattati sono severamente limitati. Noi dobbiamo per questo rimuovere le restrizioni della struttura, romperla e sparpagliarne i pezzi. E’ assolutamente essenziale. [...]
Il tema di Ninja Bugeicho è la rivoluzione. Qual è lo spirito della rivoluzione? Come mai la gente ha versato sangue per migliorare la propria condizione? E com’è cambiata la storia per questi spargimenti di sangue? Nella piacevole stabilità sociale del Giappone del dopoguerra, soprattutto a partire dal 1955, la gente si è dimenticata che la storia è ancora in movimento. Per questo il motivo della rivoluzione non era considerato adatto per essere trattato dalla produzione cinematografica in Giappone. Ma recentemente i cambiamenti sociali sono evidenti. Come far sì che questi cambiamenti funzionino per essere utili alle persone? In che modo dovrà essere versato il nostro sangue? La risposta sta in Ninja Bugeicho. Dovrebbe essere visto da chiunque abbia sangue caldo nel suo cuore.»**
La soluzione, quindi, pur essendo semplicistica nella sua concezione, è insidiosissima nella sua realizzazione: eppure Oshima, che aveva già alle spalle un precedente esperimento simile con il film Yunbogi no Nikki, ci riuscì.
Ecco alcuni dati tecnici sulla pellicola:
Ninja Bugeicho (altri titoli: Band of Ninja, Manual of Ninja Martial Arts, Tales of the Ninja)
Regia: Nagisa Oshima
Soggetto: Mamoru Sasaki
Sceneggiatura: Mamoru Sasaki, Nagisa Oshima
Tratto dall’opera di: Sampei Shirato
Musica: Hayashi Hikaru
Direttore della fotografia: Takada Akira
Produttore: Masayuki Nakajima
Durata: 131 minuti
Colore: bianco e nero
Anno di produzione: 1967
Distribuzione: Kawakita Memorial Film Institute
Ultima nota: il film Ninja Bugeicho Momochi Sandayu, uscito nel 1980 e diretto da Norifumi Suzuki, ha in comune col manga di Shirato solo il nome e l'ambientazione storica.
**= traduzione mia.
Difficile riuscire a reperire informazioni su questa manga, benchè sia stato uno dei grandi capolavori di Shirato. Difficile perchè in Italia non è uscito nè in versione cartacea, nè in versione animata. E, vista la scarsa conoscenza che si ha di Shirato e delle sue opere, per il pubblico italiano è come se questa serie non esistesse.
Paradossalmente, Ninja Bugeicho è un'opera di enorme qualità sia dal punto di vista grafico che contenutistico, e la qualità fu tale che convinse il regista Nagisa Oshima a farne un film molto sperimentale.
Ricercando su Internet, è molto più facile reperire informazioni su questo film, piuttosto che sul manga: ma dal momento che la pellicola di Oshima riproduce visivamente le tavole di Shirato, parlare del film equivale a parlare del manga.
Ninja Bugeicho ("Il Manuale dell'arte marziale Ninja") racconta le vicende di un ventennio, dal 1560 al 1582 circa, ed è ambientato quindi nel sedicesimo secolo, epoca di grande turbolenza per il Giappone: mancava una autorità centrale, e questo significava che ogni singolo daimyo (signorotto locale) covava nel cuore il desiderio di espandere il proprio potere sui feudi meno potenti, e magari arrivare a mettere le mani un passo alla volta sull'intero Giappone.
Scenario della vicenda è la provincia di Dewa, nel Giappone settentrionale: Yuki Mitsuharu, signore di Fushikage, viene ucciso a tradimento da uno dei suoi sottoposti, Sakagami Shuzen. Il figlio di Mitsuharu, di nome Jutaro, riesce a fuggire, e ritorna dopo qualche anno per vendicare la morte del padre. Sulla sua strada, però, si trova la resistenza della figlia di Shuzen, Hotarubi, che lo ferma.
E' a questo punto che entra in scena il protagonista della vicenda, Kagemaru: costui è un ninja che aiuta Jutaro a scappare e a salvare la vita. Ma perchè Kagemaru dovrebbe interessarsi delle vicende di Jutaro?
Il fatto è che, al tempo, il Giappone stava passando un periodo molto difficile, dovuto ad una carestia: e Shuzen, in quanto signore del castello, aveva preteso dalla popolazione già in difficoltà il pagamento di tasse troppo alte. Il risultato era stato, ovviamente, la rivolta, e Kagemaru assieme ad un gruppo di ninja stava guidando la rivoluzione dei contadini.
Avendo come obiettivo comune la caduta del castello di Fushikage, quindi, Kagemaru e Jutaro sono alleati. Il piano di Kagemaru di attaccare il castello riesce, e l'edificio viene dato alle fiamme. Jutaro sta quasi per uccidere finalmente Shuzen, ma di nuovo interviene Hotarubi a mettergli i bastoni tra le ruote. La donna riesce a scappare e a trovare col padre rifugio presso Akechi Mitsuhide, un sottoposto di Nobunaga Oda. Oda era il signore di Owari, nel Giappone centrale, ed era una personalità estremamente potente.
La rilevanza di Oda si sente anche nella storia di Shirato: il racconto, infatti, da questo punto in poi si sviluppa attorno ai movimenti di Nobunaga nell'estendere la sua leadership sulla nazione. Ed è proprio su questa strada che gli interessi di Oda si scontrano con quelli di Kagemaru: per Nobunaga, la maggiore spina nel fianco che ostacolava il suo progetto di potere erano le rivolte contadine. Kagemaru è il capo di una di esse. E' chiaro che lo scontro diventa inevitabile.
Kagemaru si oppone costantemente a Oda, aiutato dal gruppo dei ninja di Kage, ma alla fine, tradito, verrà ucciso dalle truppe di Nobunaga.<br>
I personaggi chiamati in scena saranno moltissimi: ninja, samurai, contadini, commercianti, fuori casta e anche importanti personalità storiche; il risultato dei loro sforzi a favore di un partito o dell'altro, però, sarà notevole: la capacità del Giappone di emergere dal suo medioevo.
Già dal suo primo lavoro, l'orientamento ideologico di Shirato è più che chiaro, e anche quello fu uno dei motivi che decretarono il largo successo che il manga ebbe, soprattutto tra i giovani studenti, sensibili a questo tipo di idee. Interessante è vedere come i ninja, nella sua opera, smettano le vesti di spietati assassini a sangue freddo, e diventino non solo personaggi dotati di una umanità di cui il lettore può partecipare, ma anche i simboli della resistenza al potere tirannico e alla crudeltà delle classi dominanti.
Ninja Bugeicho (secondo altre fonti, il titolo è Ninja Bugeicho Kagemaru den, in onore del protagonista) nasce come manga: viene serializzato in 17 volumetti da Shirato tra il 1959 e il 1962, e riscontra un enorme successo di pubblico, nonostante la prima pubblicazone avvenga in una veste editoriale poco curata (volumetti singoli destinati al mercato dei kashihon). Ma negli anni '60, con l'affermarsi del genere gekiga e con il revival del jidaimono, il titolo torna alla ribalta, diventando tanto popolare da ispirare un'infinità di personaggi, parodie e non solo.






