
ATTENZIONE! Non mi fermerò davanti agli spoiler. Se decidete di leggere, sappiata che racconterò tutto, compreso il finale. Se preferite rimanerne all'oscuro, perchè magari avete in mente di acquistare la serie e vedervela, allora è meglio che non leggiate quanto segue.
Episodio ventuno
Il trucco del rovescio
Di ritorno dall'isola dei corvi, Sasuke trova il villaggio deserto. Perplesso, non sapendo che fare riprende il cammino, ma poi torna indietro e trova dei paesani che gli spiegano che, a causa delle tasse esose che il loro signore chiedeva loro, avevano abbandonato il villaggio e si erano rifugiati in un posto segreto, che conoscevano solo loro. Kyo, una bambina con cui Sasuke aveva fatto amicizia, gli racconta che il signore aveva anche preso alcuni ostaggi, e che minacciava di ucciderli se non avessero pagato. Sasuke, allora, si offre di andare al castello per vedere come stanno le cose. Una volta là, scopre dove gli ostaggi vengono tenuti prigionieri e poi, pensando di fare una buona cosa, rapisce la figlia del castellano, in modo da offrire anche ai paesani un ostaggio. Ma questo suo gesto suscita l'ira del castellano, che fa uccidere tre ostaggi. I villagiani, infuriati, picchiano Sasuke e lo rinchiudono. Solo Kyo si cura di lui, di nascosto, e a lei Sasuke dà istruzioni su come comportarsi per frenare i tentativi del castellano di riprendersi la figlia.
Ma al castello si presenta un ninja, Shikamne, che si offre di recuperare la bambina per cento monete d'oro. Shikamne manda al villaggio dei soldati travestiti da contadini, ingannando così i paesani che li fanno entrare. Approfittando della confusione, il ninja riesce a liberare la principessa. Sasuke, liberato, decide di sfruttare il trucco del rovescio per liberare a sua volta gli ostaggi e pareggiare i conti: elimina i soldati travestiti da contadini, e manda i veri contadini al castello. Una volta dentro, il gruppo libera gli ostaggi e riesce a tornare al villaggio indenne. Ma Shikamne ha provveduto a bruciare tutto, così al loro ritorno del villaggio non è rimasta che cenere.
Episodio ventidue
Un villaggio nascosto
Shikamne si rifiuta di aiutare ulteriormente il signore locale nella disputa contro i contadini, quindi prende il suo denaro e se ne va. Venutolo a sapere, Sasuke corre al villaggio per dare la buona notizia, ma lo trova deserto. Kyo lo incontra e lo porta al luogo nascosto dove i contadini si rifugiavano nei momenti di difficoltà. Per vendicarsi, infatti, i paesani avevano deciso di non coltivare più la terra e diventare vagabondi. La loro condizione non sarebbe migliorata, ma il signore locale non avrebbe più avuto niente da mangiare.
Sasuke li convince a cambiare idea e a darsi da fare per costruire in quel luogo segreto un nuovo villaggio, una società quasi utopica dove poter vivere in pace e aiutarsi l'uno con l'altro.
Shikamne però li trova, e chiede di poter far parte della comunità. Sasuke, a questo punto, si oppone. Lo scontro tra i due viene però fermato dai paesani che si schierano tutti in difesa del bambino. Shikamne, allora, se ne va lasciando ai contadini le monete d'oro che aveva guadanato dal signorotto.
Dopo essere andato a pescare, Sasuke torna al nuovo villaggio e scopre per l'ennesima volta che è stato abbandonato anche quello. L'unico rimasto ad aspettarlo è Shikamne, che si scontra con lui, ma che non riesce ad avere la meglio sul piccolo grazie ad un'astuta tecnica di difesa elaborata da Sasuke per vanificare gli attacchi del ninja.
Shikamne allora, prima di andarsene, rivela al piccolo che i contadini sono tornati al vecchio villaggio, accettando le scuse e le promesse del signorotto. Sasuke va a cercare conferma e scopre che è la verità. Cerca di far capire ai paesani che quelle del signore sono solo bugie, ma i contadini non lo ascoltano. Il bambino, deluso, decide di partire.
Episodio ventitre
Valle Sugazu
Continuando il suo viaggio sotto la neve, Sasuke giunge ad una valle abitata da due villaggi in lotta tra loro, uno di cacciatori e uno di taglialegna.
Apprende però che i figli dei due capovillaggi, Yamato per quello dei cacciatori e la bella Yuri per quello dei taglialegna, si amano, e vorrebbero che le ostilità cessassero, ma che sono costretti a portare avanti la loro relazione in segreto, per paura delle reazioni degli altri.
Sasuke aiuta proprio Yuri a scappare ad alcuni cacciatori, e per gratitudine la ragazza lo cura dalla febbre che lo aveva colto. Finisce così al villaggio dei taglialegna, e qui il capovillaggio, venuto a sapere che Sasuke conosce il ninjutsu, gli chiede di insegnare ai suoi uomini a combattere, per poter vincere contro i cacciatori.
Contemporaneamente, però, all'altro villaggio giunge la nemesi di Sasuke, Shikamne, a cui viene chiesta la stessa cosa.
Episodio ventiquattro
Amore nella tempesta di neve
Le schermaglie tra villagiani continuano, tanto che Sasuke e Shikamne, stanchi entrambi di vedere la gente continuare a morire in modo tanto assurdo, propongono un duello tra due rappresentanti dei villaggi. La questione si sarebbe risolta con la vittoria di uno dei due, e del villaggio che rappresentava, senza ulteriori spargimenti di sangue.
I nomi dei contendenti vengono estratti a sorte, ma il destino beffardo sceglie proprio Yuri e Yamato che, non riconoscendosi, si uccidono a vicenda.
Episodio venticinque
Il trucco dell'ombra inchiodata
Sasuke riprende il viaggio e incontra una giovane donna che gli ricorda tanto sua madre. Con un trucchetto riesce a farsi soccorrere da lei, e a passare un po' di tempo assieme alla donna.
Viene così a sapere che anche lei è una ninja, e che deve portare a termine una missione consistente nel consegnare un messaggio. Ma un pericoloso ninja avversario minaccia entrambi: questo ninja è padrone di una tecnica temibile, che riesce a bloccare l'ombra del nemico e, assieme all'ombra, tutto il corpo, lasciandolo indifeso.
Sasuke e la donna ne rimangono vittime una volta, ma riescono a sfuggire grazie ad un insperato colpo di fortuna. Alla fine, grazie all'intervento di Ozaru, che però rimane nascosto nell'ombra, Sasuke capirà che dietro questo trucco consiste in una semplice ipnosi, e riuscirà quindi a sconfiggere il nemico.
Episodio ventisei
Il cervo bianco
Sasuke incontra Ito, una bambina che ha fatto amicizia con un bellissimo esemplare di cervo bianco. Ma il padre di Ito, Akegi, deve catturare proprio quel cervo per volere del suo signore Yudaju, costretto a comprarsi l'aiuto di un potente signore per proteggersi dalle mire ambiziose del fratello.
Sasuke viene incontro a Ito, costruendo una copia del cervo per ingannare i cacciatori, e facendolo cadere in un crepaccio ricolmo di una sostanza mortale, facendo credere agli uomini che la bestia fosse ormai morta.
Episodio ventisette
L'uomo immortale
Akegi, in realtà, è molto più che un servitore di Yudaju. Egli è la sua ombra, il suo sosia.
Dopo il fallimento della caccia al cervo, Yudaji affida ad Akegi il compito di cercare qualcos'altro di prezioso da regalare al signore potente, ma durante il viaggio Akegi, scambiato per Yudaju, viene ucciso da un sicario mandato da Masamune, il fratello di quest'ultimo, un ninja di nome Shikoro.
Sasuke, deciso a vendicare la morte del padre della sua amica Ito, offre il suo aiuto a Yudaju. Fare impazzire dalla paura Masamune è compito facile. Più difficile è eliminare Shikoro, che è dotato di una pelle tanto resistente da essere quasi invulnerabile. Con astuzia e abilità, però, Sasuke riesce a fargli prendere una botta in testa tanto forte da renderlo pazzo.
Episodio ventotto
Un'ombra indistinta
Sasuke trova per caso una grotta in cui si riuniscono dei cristiani. I praticanti di questa religione, infatti, erano perseguitati da Tokugawa, e quindi erano costretti a nascondersi per pregare il loro Dio.
Fuori dalla grotta il piccolo si rincontra nuovamente con suo padre, a cui viene fatta una singolare richiesta proprio dalla comunità cristiana: il signore locale, infatti, è venuto a conoscenza del fatto che ci fossero dei cristiani nel villaggio, ed è intenzionato a catturarli e a punirli. Ozaru viene pregato di aiutarli, e il ninja accetta.
Episodio ventinove
Forte come un leone
Durante il suo ultimo viaggio, Ozaru si era sentito male, ed era stato soccorso da una vedova, Okawa, e da sua figlia Kaoru. Il ninja aveva finito per innamorarsi della donna, tanto da sentire il desiderio di vivere assieme a lei, ma è frenato dalla paura per la reazione che avrebbe potuto avere Sasuke.
Cerca quindi di introdurlo gradualmente alla novità, ma - come previsto - Sasuke interpreta il fatto come un tradimento verso la memoria della madre, e se ne va di casa dicendo a Ozaru di odiarlo.
Pian piano, però, matura in lui la consapevolezza che non si può rimanere per sempre legati ad un ricordo, e che, se anche suo padre si sposasse con Okawa, non per questo avrebbe dimenticato sua madre.
Quindi, anche se dentro di sè continua a soffrire, Sasuke torna sui suoi passi e accetta la donna come nuova moglie di suo padre.
L'imputato di oggi è un altro anime che sicuramente tutti voi ricorderete per i contenuti altamente violenti e - soprattutto - subliminali a livello sessuale. Il titolo di cui sto parlando è Magic Knight Rayearth (mi rifiuto di usare il titolo assurdo che è stato dato in Italia).
Quello che segue è un articolo comparso nel Tv Sorrisi e Canzoni del 25 giugno 1997, firmato dalla psicologa Maria Rita Parsi.
Luce Marina e Anemone sono ragazzine guerriere con tanto di fallici spadoni e magici poteri. [...] E' un cartone animato tutto intriso di guerrieri valori maschili che ripropone, mescolando citazioni su antichi miti e conigli da Alice nel Paese delle Meraviglie la necessità di farsi forti e coraggiose, di crescere combattendo contro i poteri del male, distruggendo le ombre e i mostri che abitano l'inconscio di ciascuno di noi utilizzando le "armi" della concentrazione e del coraggio, purtroppo simbolicamente rappresentate da armi vere e proprie: archi, spade, cannoni e via battagliando.
Quale futuro aspetta queste eroine dell'abnegazione e del coraggio sospese tra antiche credenze da mondi degli spiriti e tecnologia? Forse la vittoria di crescere. Ma a quando le comiche?
Mi aspetto a giorni un j'accuse al ciclo omerico: qui, oltre che a falliche spade, ci sono anche falliche lance e falliche frecce. In più abbiamo anche l'elemento omosessuale palese e proprio nel protagonista (chissà i bambini che si identificano con Achille che turbe mentali avranno quando scopriranno che il loro eroe amava Patroclo), in uno scenario di violenza spesso gratuita scatenata da un adulterio, che va a infrangere il sacro vincolo familiare.
E il ciclo arturiano vogliamo lasciarlo impunito? Falliche spade che escono da rocce e da laghi, regine che mettono le corna al re con i suoi cavalieri, sorelle che rimangono incinte del proprio fratello, per non parlare della stregoneria di Merlino (in seguito alle uscite su Harry Potter dell'allora cardinale Ratzinger, bisogna stare attenti anche a questo).
Potrei andare avanti per giorni interi... ma credo che, dopo quell'articolo, alle comiche siamo già arrivati.
Continuo la messa on line delle scanlation di Kamui.
Ricordatevi, come sempre, di cliccare col destro sul link e di scegliere "Salva oggetto con nome" per visualizzarle.
The Legend of Kamui - Volume 1, capitolo 4
Nella sezione dedicata alla biografia di Shirato, avevo accennato al fatto che in Giappone esistesse (e, per quanto ne so, esista anche oggi) una delle cosiddette parental associations, chiamata PTA (Parents and Teachers Association), che allora come oggi si scagliò contro i contenuti violenti e - a loro dire - travianti del genere trattato anche dall'autore, il gekiga.
Le parental associations in realtà sono un fenomeno molto diffuso. A parte qualche stato che, per sua fortuna, ne è immune (si tratta perlopiù di nazioni che hanno una mentalità molto aperta riguardo a certi temi come il sesso, e che hanno una società fortemente laicizzata), abbondano questi gruppi di genitori talmente preoccupati per l'educazione e la formazione dei propri figli in un mondo tanto corrotto da mezzi come la TV o internet che decidono di mettere dei paletti, distinguendo ciò che è innocuo da ciò che è fuorviante. Ovviamente, dal loro punto di vista.
Scatta così l'odiato meccanismo della censura e della demonizzazione. Meccanismi poco piacevoli, a trecentosessanta gradi: non solo è fastidioso per gli appassionati dover assistere alle proprie serie tagliuzzate, smembrate, violentate da maldestri tentativi di "estirpare" la malapianta del vizio dai loro contenuti (stravolgendo in modo ignobile il tutto), ma è anche decisamente poco incoraggiante rendersi conto che un genitore oggi non riesca a pensare ad altra soluzione che coprire gli occhi al proprio figlio.
Anche noi in Italia abbiamo la nostra parental association, che si chiama MOIGE. Sarebbe da presuntuosi credere che anime e manga siano le sole preoccupazioni dei genitori che fanno parte di questo gruppo (o ne approvano l'operato), dal momento che nel suo sito è possibile trovare interventi piuttosto inquietanti su argomenti ben più spinosi, in primis l'educazione sessuale da impartire ai fanciulli e cose del genere. Ma, visto che anche anime e manga possono contribuire a fuorviare le menti innocenti dei pargoli, il MOIGE e i suoi sostenitori hanno più volte puntato il dito contro queste opere. E se le nostre serie preferite vengono tagliuzzate e stravolte, o se proprio non arrivano in Italia perchè le emittenti sono troppo preoccupate per i loro contenuti, dobbiamo ringraziare proprio costoro.
E qui sta il motivo dell'apertura di questa sezione. Perchè i lavori di Shirato rientrano perfettamente nel wanted appeso dal MOIGE e enti simili. Presentano un grado di violenza intollerabile, per non parlare di scene di sesso o di nudi, o comunque di tematiche decisamente troppo pericolose per la formazione infantile. Ergo, sono fuorvianti, psicologicamente dannose. Ergo, non possono essere trasmesse.
Non so voi, ma il sapere che due serie come L'Invincibile Ninja Kamui e Sasuke il Piccolo Ninja sarebbero disponibili ma non vengano trasmesse perchè troppo problematiche mi fa cadere in profonda depressione. Certo, è comunque possibile recuperarle in qualche modo, ma non è deprimente che due simili capolavori vengano soffocati in questo modo?
Del resto, rendiamoci conto che la mannaia è caduta su titoli ben più innocui: raccogliendo le informazioni che ho, vedremo come sono stati considerati pericolosi titoli come Sailor Moon, i Pokèmon, Magic Knight Rayearth. Perfino qualcosa di ridicolo come il Tamagotchi ha avuto il suo bel processo inquisitorio. Figuriamoci cosa sarebbe successo se fossero passati in onda solo cinque minuti della serie di Kamui o di Sasuke!
Facciamoci quindi due risate tristi nel ripercorrere i momenti di messa alla gogna della produzione giapponese. Quando saremo tutti in galera, in quanto criminali a causa del lavaggio del cervello operato sulle nostre menti innocenti da questi musi gialli privi di scrupoli, almeno avremo qualcosa da raccontarci.
(preso dal Corriere della Sera dell'8 aprile 1997)
L'ultima a scagliarsi contro il trauma da video per bambini è stata la psicologa Vera Slepoj che sul lungomare della città di Flavio Gioia ha puntato la bussola verso una deflagrante rotta di collisione con il popolarissimo cartoon giapponese Sailor Moon, che domina le preferenze dei bambini.
Secondo la presidente degli psicologi italiani, la celebre serie animata "può determinare devianze nel comportamento sessuale dei bambini". "Sailor Moon - ha sostenuto Vera Slepoj - propone una giovane eroina e si sono riscontrati casi di bambini di sesso maschile che, seguendo quotidianamente il cartoon, hanno finito con l'identificare in questo personaggio forte, vincente, potente, un modello di comportamento, femminilizzando il loro modo di vivere, le relazioni con i coetanei e chiedendo di poter vestire come la loro eroina."
Seguendo il medesimo discorso al femminile, tutte le bambine (come me) che sono cresciute guardando l'Uomo Tigre, I Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero, e che tutt'ora amano serie come Sasuke e Kamui hanno identificato in quei personaggi un modello di comportamento, maschilizzando il loro modo di vivere e le relazioni con le coetanee, e magari chiedendo di vestire come i loro eroi (no, questo no.. di solito si vestivano sempre da schifo! XD).
Quindi siamo una generazione di lesbiche, ma non lo sapevamo.

Ma se qualcuno fosse curioso, oltre che a conoscere i lavori di Shirato, a dare uno sguardo più generale sul jidaimono (ossia sul genere narrante storie di samurai e simili)? Mi sono ripetuta a lungo questa cosa, e così ho deciso di aprire una sezioni apposita, in cui inserire interventi non relativi tanto a Shirato, ma ad altri titoli che potrebbero appassionare chi ha trovato avvincenti le storie di Kamui, Sasuke e degli altri personaggi trattati. Ho pensato di dedicare l’esordio di questa sezione ad uno dei titoli che maggiormente mi hanno interessato (ovviamente stiamo parlando di un’opera che arriverà in Italia solo se ci mette mano Dio, visti i contenuti...), ossia Dororo, firmato dal grande Osamu Tezuka.
Questa storia, risalente al 1967, fu pubblicata prima su Shoonen Sunday e poi su Bookenoo, e divenne anime grazie a una produzione della Mushi. Per quanto la qualità sia del manga che della serie animata sia molto buona, nello stesso Giappone c’è una certa reticenza nel riproporla. Il problema di una serie come questa viene lucidamente esposto da Yoshiaki Kawajiri (che lavorò come intercalatore all’anime) durante un’intervista:
La mia prima serie è stata Dororo. A dire il vero vorrei rifarlo anche adesso, ma è un titolo piuttosto problematico... il protagonista, Hyakkimaru, finisce a pezzi, giusto? Per questo, nella serie, vengono usati vocaboli come bikko (zoppo) e altri ancora che oggi vengono considerati politicamente scorretti. Infatti la serie non è mai stata replicata, nè è mai uscita in video, nonostante abbia ancora oggi un grande seguito. **
Il manga è ben strutturato e narrato in modo studiato, con salti tra presente e passato, e utilizzando bene lo spazio creando episodi non lunghissimi ma comunque ben articolati. L’aspetto grafico rivela un uso, da parte di Tezuka, del suo stile più classico, con tratti spessi e forme rotonde e massicce. Parallelamente ai lavori di Shirato, però, anche per Dororo dobbiamo fare un discorso contenutistico che riguarda il punto di vista usato dall’autore per guardare alla realtà che racconta. E, anche se il sapore di quest’opera non è esplicitamente schierato e politicizzato come è stato per Ninja Bugeicho, un certo orientamento è chiaro anche in Tezuka. E non è un caso che anche quest’opera sia uscita nel quadro ideologico delle lotte universitarie: a dispensare il potere sono i demoni, e i demoni rappresentano il male assoluto, che si manifesta sempre sotto mentite spoglie. Non per niente, proprio per ottenere potere e ricchezza Daigo permette che suo figlio venga smembrato e sacrificato. Il potere, insomma, è il demone per eccellenza che Hyakkimaru e Dororo devono affrontare e sconfiggere. L’opera, quindi, ha una profondità di contenuto che non la relega nella categoria “per bambini”, ma è adatto anche ad un pubblico più maturo. Ultima curiosità: di Dororo esiste anche un videogioco, chiamato Blood Will Tell, e distribuito da Sega. Il giocatore, nei panni di Hyakkimaru, affronta un numero di mostri e spiriti fino ad arrivare al fatidico scontro coi demoni. Parimenti al manga, ogni vittoria corrisponde al recupero di una parte del corpo: la prima a venire ripresa sono gli occhi (infatti il gioco parte in bianco e nero e poi, dopo la prima vittoria, diventa a colori). E’ possibile utilizzare le protesi di Hyakkimaru per difendersi ed attaccare. È possibile anche prendere momentaneamente il controllo di Dororo, che però ha una scelta di azioni limitata a quattro: stare vicino a Hyakkimaru, combattere, raccogliere o cercare oggetti.
Perchè?
La risposta sta nel fatto che Dororo è un titolo senz’altro difficile, per via dei suoi contenuti. E ringraziamo per questo l’invenzione del political correct, che con Dororo ha mietuto un’altra vittima.
La trama, brevemente, è questa: Kagemistu Daigo sta per diventare padre del cosiddetto “Figlio della Luce”, ossia di colui che avrà il potere di scacciare i demoni. Questi ultimi spaventati dalla possibilità che il nascituro potesse realmente minacciarli, corrompono il padre e gli promettono ricchezza e potere in cambio del corpo del suo primogenito.
L’orribile patto si realizza: appena nato, il piccolo Hyakkimaru non è che l’ombra di un essere umano. Non ha occhi, nè braccia, nè gambe, nè naso o orecchie. È una massa informe di carne dotata, sfortunatamente per lei, di anima, visto che tutti i suoi arti, tutto il suo corpo è stato preso dai demoni.
In quelle condizioni viene abbandonato in riva a un fiume, e qui lo trova Jukai, un medico. Rendendosi conto che il piccolo, pur avendo fattezze mostruose, era dotato di facoltà psichiche e poteri fuori dalla norma (riesce a comunicare telepaticamente con lui, ad esempio), Jukai costruisce per lui delle protesi e lo opera, dotandolo almeno di una parvenza di normalità.
Ma ovviamente, la notizia che Hyakkimaru non è morto desta la preoccupazione dei demoni, che cominciano a dargli la caccia subdolamente, assumendo sembianze sempre altrui e non mostrando mai le proprie. Jukai, allora, modifica le sue protesi in modo da renderle vere e proprie armi, con le quali Hyakkimaru può combattere, e – per ogni demone abbattuto – recuperare una parte del suo corpo. Inizia così una specie di macabra caccia al tesoro, grazie alla quale il giovane tenta di ricostruire se stesso.
E Dororo chi è, vi chiederete? Il personaggio che dà il titolo al manga altri non è che il compagno di viaggio di Hyakkimaru, un giovane ladruncolo che, dopo aver cercato di rubare al ragazzo la sua spada, fa amicizia con lui e lo segue nelle sue imprese.
Ecco alcune immagini.
**= pare tuttavia che ne sia stata prodotta una riedizione in laser disc, uscita agli inizi del 1998.
Proseguo con l'inserimento delle scanlation del primo volume.
Ricordo, come sempre, che per visualizzarle è necessario cliccare sul link col destro del mouse e scegliere "salva oggetto con nome".
The Legend of Kamui - Volume 1, capitolo 3
Della restante produzione di Shirato si può fare, purtroppo, un discorso estremamente vago.
L'ostacolo maggiore, come ho già detto, è la mancanza di notizie. O meglio, di siti che ne parlano ci sono, ma sono siti giapponesi. E per chi non è in grado di decifrare hiragana o katakana, questi siti non aiutano più di tanto.
Le notizie che seguiranno, quindi, hanno il grande difetto di essere approssimative: in alcuni casi, addirittura, si tratta di mie semplice ipotesi e supposizioni.
In questo caso più che mai si fa gradito l'intervento di chiunque abbia conoscenze più precise a riguardo.
Non è tanto difficile trovare quali siano gli altri titoli firmati da Shirato, quanto capire di che cosa trattino.
Basta inserire in un qualsiasi motore di ricerca il nome del maestro per trovare una serie piuttosto consistente di pagine che presentano, oltre alle opere maggiori di cui si è già largamente parlato, questa lista:
Kogarashi Kushi (1957)
Kaze no Ishimaru (1960)
Watari (1965)
Tsuri/ La pesca (1967)
Bacchus (1976-78)
Vediamo cosa è possibile raccontare di ognuna.
Per semplice esclusione, ritengo che Kogarashi Kushi sia il titolo del famigerato shojo manga creato da Shirato. Nell'intervento relativo alla biografia dell'autore avevo accennato al fatto che il maestro non si sia solo occupato univocamente del genere gekiga o del cosidetto supo-kon, sebbene la maggioranza delle sue opere abbiano questa natura.
Ebbene sì, Shirato è stato autore anche di uno shojo. Anche se si è trattato di uno shojo completamente fuori dagli schemi. Forse non è nemmeno tanto preciso definirlo come tale. Forse sarebbe meglio dire semplicemente che si tratta di un manga concepito per un pubblico femminile.
La storia in questione fu pubblicata su una rivista per ragazze, ma non ebbe grande successo, proprio perchè si trattava di un racconto troppo atipico, e soprattutto privo degli schemi classici degli shojo, schemi che tanto piacevano al pubblico di lettrici.
Partiamo dalla protagonista: contrariamente a quanto voleva il pubblico, Shirato non la fa innamorare di nessuno, nè tantomeno nessuno è innamorato di lei. Non c'è il minimo spazio per l'amore leggero da ragazzini, fatto di sguardi e di batticuori e di guance arrossate. Il tema trattato è ben più profondo e drammatico, ed è la leucemia.
L'eroina della vicenda è malata. Ha la leucemia, malattia contratta in conseguenza allo scoppio delle bombe atomiche.
Seguendo uno schema piuttosto classico per il suo stile, Shirato la mette in cerca di qualcosa. Come Kamui, ad esempio, cerca disperatamente la libertà, finendo sempre scornato, allo stesso modo la ragazzina protagonista di questo manga cerca l'amore degli altri. Cerca conforto, cerca qualcuno che la accetti e le voglia bene. Perchè l'ignoranza aveva fatto sì che la gente credesse che la leucemia fosse una specie di peste, una malattia contagiosa, e quindi allontanava con violenza da sè chi ne fosse affetto.
La ragazzina, orfana, non fa che scontrarsi contro questo muro crudele di paura e indifferenza, non fa che venire colpita dalla cattiveria della gente. Viene ingannata, per via della sua bisogno di affetto, viene allontanata, viene maltrattata, fino a che, perdendosi tra le montagne, non incontra un montanaro che viveva là da solo, perchè aveva un viso talmente brutto che nessuno voleva stare vicino a lui.
I due, accomunati dal comune rifiuto nei loro confronti da parte degli altri, cominciano a vivere insieme, provando per la prima volta la felicità di non essere più soli. Ma la malattia della bambina non si arresta solo perchè il suo cuore ha smesso di soffrire: la sua leucemia peggiora e in breve la porta alla morte. La ragazza confessa al suo amico di non rimpiangere niente, dal momento che, nonostante la sua breve vita, ha fatto in tempo a conoscere la felicità, e poi chiude gli occhi per sempre.
L'ultima scena del manga vede il montanaro che, nuovamente solo, urla, piangendo furiosamente.
Nonostante la bellezza della trama e la profondità dei contenuti, evidentemente il pubblico su cui Shirato aveva fatto affidamento era troppo infantile per apprezzare questo manga, e infatti la storia non ebbe il successo sperato.
Watari, come serie, fu ben più fortunata, anche se - parimento allo shojo di qui sopra - stupisce un po' il lettore di Shirato, abituato al suo costante realismo. Infatti, nel raccontare questa storia, il maestro ha utilizzato una prospettiva decisamente opposta a quella utilizzata per Ninja Bugeicho o Kamui, preferendo dar vita ad una vicenda che può benissimo essere definita come fantasy.
I trucchi ninja non sono più, come in Sasuke, semplici illusioni, giochetti di grande effetto ottenuti sfruttando le conoscenze fisiche e la propria agilità. Questi ninja sono quasi maghi, dotati come sono di poteri straordinari. Qui non c'è posto per un Ozaru che prende in giro suo figlio insegnandogli che la magia non esiste, e che solo chi non è abbastanza attento può credere il contrario: qui le esigenze dell'azione e della spettacolarità vengono prima di tutto.
Watari parla di una guerra tra ninja, in cui il giovane protagonista combatte assieme a suo padre contro (pare) un crudele castellano, anch'egli dotato di poteri magici.
Il manga fu pubblicato dalla Koudansha in cinque volumi nel 1965. Come era successo per Ninja Bugeicho, anche per Watari c'è stata una trasposizione cinematografica, con la differenza che di Watari s'è fatto un film con attori in carne ed ossa. Il titolo originale, Daininjutsu Eiga Watari, divenne in inglese Watari, ninja boy, e in italiano (ebbene sì, è giunto perfino in Italia), Watari, ragazzo prodigio.
Ecco alcune informazioni sul film:
REGIA: Sadao Nakajima
SCENEGGIATURA: Masaru Igami
PRODUZIONE: GIAPPONE 1966
DURATA: 83 minuti
INTERPRETI: Yoshinobu Kaneko, Chiyoko Honma, Fuyukichi Maki, Kunio Murai
Anche Kaze no Ishimaru, a suo modo, ebbe una certa fortuna, anche se subendo alcune trasformazioni.
Pubblicata negli anni '60 dalla Shonen Magazine, racconta la storia di Ishimaru, la cui missione è quella di tenere lontana dalle mani di Tokugawa e dei suoi uomini una preziosa sfera, depositaria di un segreto che solo i ninja Koga possono conoscere. I poteri della sfera sono anch'essi soprannaturali: è in grado di provocare valanghe, o fiammate, insomma è un oggetto magico (e anche qui pare ci allontaniamo abbastanza dal serrato realismo alla Kamui).
Gli uomini della scuola ninja Tsukuba, al soldo di Tokugawa, riescono a rubare la sfera, ma Ishimaru riuscirà nell'impresa di recuperarla.
Se ho capito giusto, mescolando elementi di questo manga e di un terzo manga di Fumio Hisashi, in cui il protagonista aveva nome Fujimaru, venne tratta nel 1964 una serie animata prodotta dalla Toei Doga, in cui il protagonista, però, non corrisponde ad Ishimaru, ma si chiama Fujimaru ed è un ragazzino.
La trama di questa serie (intitolata Kaze no Fujimaru, conosciuta anche come Samurai Kid) è la seguente: ancora neonato, Fujimaru viene rapito da un'aquila, venendo salvato da Sasuke, un maestro ninja. Sasuke si prende cura del piccolo, e gli insegna l'arte del ninjutsu. Appena Fujimaru è grande abbastanza, quindi, essendo in grado di cavarsela da solo, parte alla ricerca di sua madre. Parimenti a Ishimaru, anche Fujimaru è in grado di dominare gli elementi, soprattutto il vento (da cui il suo nome). Nel suo viaggio il ragazzino incontrerà degli amici (la piccola Menika, il procione Ponkichi - almeno credo sia un procione...) ma anche dei nemici, come il malvagio Konponsai. L'oggetto del desiderio, stavolta, non è una sfera, ma un manoscritto contenente un segreto e bramato, quindi, dallo Shogun.
La serie è inoltre famosa per aver contato, tra le fila dei suoi collaboratori, l'illustrissimo nome di Hayao Miyazaki, che fu assistente di regia.
Ecco alcune immagini:
Un volumetto del manga di Shirato
Un volumetto del manga di Hisashi
Delle restanti opere, Tsuri/La pesca e Bacchus non posso davvero dire nulla, se non che Bacchus è un manga di argomento - come si può intuire - mitologico. Le informazioni a riguardo sono letteralmente inesistenti.

Come già accennato, di Ninja Bugeicho non esiste solo la versione cartacea: la storia è stata impressa su pellicola cinematografica negli anni '70, ad opera di Nagisa Oshima, che firmò così uno dei film più sperimentali di cui si abbia memoria.
Molti registi e produttori, visto il successo dell'opera di Shirato, avevano pensato ad una sua trasposizione cinematografica. Era un progetto allettante, ma alla fine tutti vi rinunciavano.
Motivo? Le difficoltà tecniche per la sua realizzazione erano troppo grandi. Ad esempio, era estremamente complicato al tempo (siamo negli anni '60) gestire gli scenari vastissimi che il manga richiedeva, o riprodurre i movimenti dei ninja o degli animali che dovevano partecipare all'azione.
L'unico che decise di andare a fondo in questa impresa e che effettivamente realizzò il film di Ninja Bugeicho fu - appunto - Nagisa Oshima. Oshima è stato un regista che ha fatto dello sperimentalismo la sua parola d'ordine: in particolare, una delle cose che rimproverava al cinema giapponese degli anni '60 era proprio quella di essersi tutto sommato cristallizzato, di aver perso lo slancio e il coraggio verso la sperimentazione, verso il nuovo. Ninja Bugeicho era una sfida che sarebbe stata vinta solo muovendosi in direzione di strade alternative, per questo Oshima decise di accettarla. E del resto, quale migliore storia per un regista dallo spirito rivoluzionario se non una che parlava appunto di rivoluzioni?
La soluzione che adottò Oshima fu tanto semplice all'apparenza quanto complessa nella sua realizzazione: davanti alle difficoltà elencate qua sopra, il regista scartò l'idea di usare attori veri in carne ed ossa. Ma non scelse nemmeno l'alternativa animare la storia.
Ninja Bugeicho diventa, quindi, un "anime immobile": l'illusione dell'animazione è data solo dal movimento della telecamera, che inquadra le tavole originali in bianco e nero di Shirato. Gli attori sono linee su carta, dotate di voce grazie ai doppiatori.
Ecco come lo stesso Oshima presenta la sua pellicola:
«Questo film esemplifica l’idea avventurosa che ogni tipo di materiale può essere portato sullo schermo. Eisenshtein una volta progettò di fare un film de Il Capitale. Non sto cercando di paragonarmi a quel grande regista. Ma d’altro canto, non sto certamente cercando di nascondere il mio desiderio di seguire le orme del maestro. Portare “ogni tipo di materiale” sullo schermo significa filmare ciò che la gente in genere considera difficile – se non impossibile – filmare. […]
Io, ad ogni modo, ho proceduto dove altri hanno abbandonato e ora considero un onore di essere stato in grado di portare Ninja Bugeicho sullo schermo, come un “artista avventuriero”. [...] Con il mio sperimentale Yunbogi no Nikki, che feci nel 1966, scoprii come filmare i disegni originali di Sampei Shirato incorporando insieme vari montaggi fotografici. Non era difficile per me creare questa tecnica. E ora il fatto di aver scoperto e portato a realizzazione queste tecnica mi riempie il cuore con quel tipo di piacere che solo uno che ama sperimentare può apprezzare.
E’ importante capire che è solo con la combinazione di uno spirito avventuroso e una volontà di sperimentare che si possono mantenere alti gli standard e grandi i temi. I film di oggi sono frenati da molte restrizioni comunemente attribuibili al senso comune. Il senso comune dei produttori, dei critici, del pubblico, dei gruppi culturali ed educativi, il senso comune della comunicazione di massa in generale ecco ciò che intrappola i film in una struttura. E naturalmente i temi trattati sono severamente limitati. Noi dobbiamo per questo rimuovere le restrizioni della struttura, romperla e sparpagliarne i pezzi. E’ assolutamente essenziale. [...]
Il tema di Ninja Bugeicho è la rivoluzione. Qual è lo spirito della rivoluzione? Come mai la gente ha versato sangue per migliorare la propria condizione? E com’è cambiata la storia per questi spargimenti di sangue? Nella piacevole stabilità sociale del Giappone del dopoguerra, soprattutto a partire dal 1955, la gente si è dimenticata che la storia è ancora in movimento. Per questo il motivo della rivoluzione non era considerato adatto per essere trattato dalla produzione cinematografica in Giappone. Ma recentemente i cambiamenti sociali sono evidenti. Come far sì che questi cambiamenti funzionino per essere utili alle persone? In che modo dovrà essere versato il nostro sangue? La risposta sta in Ninja Bugeicho. Dovrebbe essere visto da chiunque abbia sangue caldo nel suo cuore.»**
La soluzione, quindi, pur essendo semplicistica nella sua concezione, è insidiosissima nella sua realizzazione: eppure Oshima, che aveva già alle spalle un precedente esperimento simile con il film Yunbogi no Nikki, ci riuscì.
Ecco alcuni dati tecnici sulla pellicola:
Ninja Bugeicho (altri titoli: Band of Ninja, Manual of Ninja Martial Arts, Tales of the Ninja)
Regia: Nagisa Oshima
Soggetto: Mamoru Sasaki
Sceneggiatura: Mamoru Sasaki, Nagisa Oshima
Tratto dall’opera di: Sampei Shirato
Musica: Hayashi Hikaru
Direttore della fotografia: Takada Akira
Produttore: Masayuki Nakajima
Durata: 131 minuti
Colore: bianco e nero
Anno di produzione: 1967
Distribuzione: Kawakita Memorial Film Institute
Ultima nota: il film Ninja Bugeicho Momochi Sandayu, uscito nel 1980 e diretto da Norifumi Suzuki, ha in comune col manga di Shirato solo il nome e l'ambientazione storica.
**= traduzione mia.
ATTENZIONE! Non mi fermerò davanti agli spoiler. Se decidete di leggere, sappiata che racconterò tutto, compreso il finale. Se preferite rimanerne all'oscuro, perchè magari avete in mente di acquistare la serie e vedervela, allora è meglio che non leggiate quanto segue.
Episodio sei
Il fungo della vita
Dopo aver incontrato uno strambo vecchietto, che rischiava di rompersi il collo per raggiungere un ramo cresciuto in un crepaccio ricoperto dei prelibati funghi kikurage, famosi per essere ottimi rimedi contro la vecchiaia, Kamui si trova a scontrarsi contro un temibile sicario di nome Kokunsai. Costui riesce a metterlo in serissima difficoltà, perchè è in grado di leggere nel pensiero: Kamui, quindi, non può coglierlo di sorpresa, nè può nascondersi perchè Kokunsai riesce a capire ugualmente dove si trovi. Rimasto privo anche dell'aiuto del falco che aveva allevato, che Kokunsai si affretta ad uccidere, Kamui riesce a malapena a sfuggirgli.
Ben conscio che scappare non sarebbe servito a nulla, il ragazzo decide di tentare una tattica molto rischiosa: ipnotizza la nipote del vecchietto dei kikurage, trasferendo il proprio io nel corpo della ragazza e lasciando il proprio in trance ipnotica sul tronco del dirupo. Kokunsai lo trova, e si avvicina per ucciderlo, ma scivola sui viscidi kikurage, cadendo e rompendosi il collo.
Per ricompensare la nipote del suo inconsapevole aiuto, Kamui consegna a lei e a suo nonno un vaso ricolmo dei provvidenziali funghi.
Episodio sette
L'uomo lupo
Episodio piuttosto strano. Gli abitanti di un villaggio sono tormentati da un misterioso uomo lupo, un essere che vive sulle montagne lì attorno e che, a causa di una carestia, aveva cominciato ad attaccare il bestiame dei contadini.
Un samurai giunto al villaggio in cerca di Kamui si offre di uccidere l'uomo lupo, convinto che in realtà si tratti proprio di Kamui. Il primo scontro si conclude a favore dell'uomo lupo, che riesce ad intrappolare il samurai in una grotta, dove rimarrà per un mese.
Nel frattempo, il figlioletto del samurai giunge anch'egli al paese, in cerca del padre. Appena viene a sapere che il padre si era recato tra le montagne, non esita ad addentrarsi nel pericoloso territorio. L'uomo lupo lo trova, ma non lo assale, anzi: si cura di lui, tanto che il bambino finisce per affezionarglisi.
Quando finalmente il samurai riesce ad uscire dalla trappola, c'è lo scontro definitivo con l'uomo lupo, che ancora si conclude con la vittoria di quest'ultimo, stavolta definitiva. Sotto alle fattezze del mostruoso essere si nasconde veramente Kamui, che aveva usato quella maschera per ingannare gli inseguitori.
Episodio otto
Ateka
Nel suo peregrinare, Kamui giunge in un villaggio di taglialegna. Cercando un lavoro, viene indirizzato dai Tazura, un gruppo di boscaioli violenti e crudeli. Assieme a loro vive anche una ragazza, Tone, trattata alla stregua di una schiava. Impietosito, Kamui si interessa a lei e scopre che la giovane ha fatto amicizia con una bellissima gru di nome Ateka.
Un giorno, in seguito ad una frana, sia Kamui che Tone che i Tazura rimangono intrappolati in cima a una rupe, impossibilitati a raggiungere la terra ferma per via del livello dell'acqua che aveva sommerso ogni via d'accesso.
Nonostante Kamui li aiuti più di una volta a trovare del cibo, i taglialegna perseverano nel tentativo di ucciderlo. Alla fine, esasperato, si vendicherà eliminandoli tutti. Crede così di aver liberato definitivamente anche Tone, ma scopre con dolore che in realtà anche la ragazza è una ninja determinata ad ucciderlo. Ateka, la sua amata gru, è un animale addestrato a lanciare coltelli, e gliene scaglia uno contro. Kamui lo evita per puro caso, e questo pugnale finisce per ferire a morte proprio la stessa Tone. Ancora una volta, Kamui è costretto a sopportare la sofferenza della consapevolezza di essere completamente solo.
Episodio nove
Un demone nella notte
Kamui viene aggredito più volte da un misterioso assalitore, che riesce sempre a portare avanti i suoi attacchi senza dargli il tempo di riconoscerlo. Questo fa piombare Kamui in un profondo stato di agitazione e diffidenza. A causa di una pioggia torrenziale, è costretto a passare alcuni giorni in una specie di ricovero assieme ad altre quattro persone: un bambino di nome Santa, una donna, un samurai e un contadino. Altri "incidenti" lo convincono che il suo inseguitore lo ha raggiunto, ma non riesce a capire chi, tra i presenti, sia il sicario che lo vuole morto. Sospetta di tutti, perfino del piccolo Santa. E' così impossibilitato a fidarsi che non fa niente neanche per salvare Santa quando finirà nel fiume e annegherà, neanche per aiutare la donna che, a causa di un aborto, si ammalerà gravemente. Il dubbio che tutto sia un trucco lo tormenta, facendogli quindi guadagnare il disprezzo degli altri.
Solo alla fine scoprirà che l'assalitore che tanto lo tormentava non era nessuno dei suoi compagni, bensì un cane addestrato dai ninja. Con disappunto e dolore, così, si accorgerà di quanto la sua diffidenza lo abbia spinto a non fare niente per salvare delle vite umane.
Episodio molto bello, che sviscera perfettamente l'aspetto psicologico della vita di Kamui.
Episodio dieci
Lotta nell'ombra
Dopo l'ennesimo scontro con il ninja di Iga venuto per ucciderlo, Kamui rimane ferito agli occhi, e perde la vista. Un contadino di nome Senkichi lo trova e lo soccorre, curando la sua febbre e portandolo presso alcune fonti dai poteri taumaturgici per rimediare al danno ai suoi occhi.
Kamui è molto grato a Senkichi, e crede di aver trovato un amico. Ma un giorno uno degli inseguitori di Kamui riesce a raggiungere il contadino, e lo corrompe con delle monete d'oro. Senkichi, così, tradisce Kamui, mentendogli e mandandolo praticamente alla morte.
Kamui riesce, nonostante tutto, a sfuggire al suo nemico, ma scopre ancora una volta con dolore che la sua fiducia è stata tradita.
Vagando senza meta, raggiunge alla fine un villaggio di sericoltori, abbandonato in attesa della bella stagione. Ironia della sorte: nello stesso villaggio è giunto anche un altro disertore. Sia lui che Kamui sentono l'altro come un potenziale sicario, e ingaggiano uno scontro, entrambi per riuscire a sfuggire all'altro.
Alla fine nel villaggio rimarrà un solo cadavere: non quello di Kamui, nè quello dell'altro disertore, bensì - paradossalmente - quello del vero sicario, colpito involontariamente dai due nukenin.
E' quasi assurdo parlare tanto di un autore senza mostrare un solo suo disegno. Per questo motivo ho deciso di aprire anche questa sezione, raccogliendovi tutte le immagini relative a Shirato che sono riuscita a rintracciare in rete. Molto spesso le dimensioni saranno quasi microscopiche: purtroppo questo passa il convento. A volte le attribuzioni possono essere dubbie (non sapendo leggere il giapponese, potrei anche sbagliarmi). E' sottointeso che, in caso di errore, una vostra segnalazione non potrà che fare bene a questo sito. Ad ogni modo, cercherò con tutti i mezzi di migliorare il materiale, offrendovi il meglio che posso. Ma, come ho già detto più volte, il fan di Shirato deve abituarsi ben presto a sapersi accontentare. Purtroppo.
Giocando a fare i detective, visto il tratto ancora molto lontano dal realismo che raggiungerà poi, e sommato questo al contenuto dell'immagine con numerosi passerotti, ipotizzo di trovarmi davanti ad un disegno relativo al corrispondente cartaceo della prima puntata dell'anime di Kamui. Ma ovviamente questa è una supposizione, che potrebbe essere facilmente smentita.
Immagine Kamui
In quest'altra immagine, invece, vediamo i due protagonisti di Ninja Bugeicho: a sinistra Kagemaru, a destra Jutaro.
Immagine Ninja Bugeicho
Direttamente dall'anime, ecco uno dei fotogrammi più famosi della sigla di Sasuke il piccolo Ninja.
Immagine Sasuke
Un disegno particolare, che contiene al suo interno più di uno dei personaggi creati da Shirato: in primo piano Kamui, e - sullo sfondo - si possono riconoscere Sasuke, Watari e Kagemaru.
Immagine Vari
Curioso giocattolo. Chissà se è mai arrivato in Italia? Io l'avrei comprato (anche se è davvero montato in modo pessimo!). Da notare il falchetto sul braccio. Asportabile, visto che nella storia il povero falchetto dura ben poco...
Bambolotto di Kamui






